Patologie

Tumori della prostata

Il tumore della prostata rappresenta la neoplasia più frequente negli uomini dei paesi occidentali.

Che cos'è

La prostata è una ghiandola presente solo negli uomini che produce una parte del liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione. In condizioni normali ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni può ingrossarsi fino a provocare disturbi soprattutto di tipo urinario. Questa ghiandola è molto sensibile all’azione degli ormoni che ne influenzano la crescita, in particolare quelli maschili come il testosterone.

Nella prostata sono presenti diversi tipi di cellule, ciascuna delle quali può trasformarsi e diventare cancerosa. La maggioranza dei tumori prostatici diagnosticati originano dalle cellule della ghiandola e sono chiamati adenocarcinomi.

Molto più comuni del tumore prostatico sono le patologie benigne che colpiscono la prostata, provocando molto spesso disturbi urinari, soprattutto dopo i 50 anni.

Segni e sintomi

Nelle fasi iniziali il tumore della prostata è in genere asintomatico.

Quando la massa tumorale cresce in fasi più avanzate di malattia, può dare origine ad alcuni sintomi come difficoltà a urinare (in particolare all’inizio della minzione) o bisogno di urinare spesso, dolore perineale, presenza di sangue nelle urine o nello sperma, sensazione di non riuscire a urinare in modo completo.

Con il progredire della malattia a livello loco-regionale compaiono alcuni sintomi come la diminuzione della potenza del getto urinario, la fuoriuscita di piccole quantità di urina (pollachiuria), la presenza di sangue nelle urine (ematuria), la difficoltà a urinare (disuria) e il dolore perineale. Nelle fasi più avanzate della malattia è possibile la comparsa di dolore osseo, localizzato frequentemente a livello del rachide.

Spesso i sintomi urinari sono legati a concomitanti problemi prostatici di tipo benigno come l’ipertrofia. In ogni caso è utile rivolgersi al proprio medico o a uno specialista urologo che sarà in grado di decidere eventuali esami di approfondimento.

Fattori di rischio e prevenzione

Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’età: le possibilità di ammalarsi sono scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con più di 65 anni.

Altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità: il rischio di ammalarsi per chi ha un parente consanguineo (padre, fratello ecc.) con la malattia aumenta rispetto a chi non presenta nessun caso in famiglia.

La presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 e BRCA2 (già coinvolti nell’insorgenza dei tumori al seno e all'ovaio) o della sindrome di Lynch (nota in passato anche come HNPCC, Hereditary Non Polyposis Colorectal Cancer) possono aumentare il rischio di tumore alla prostata.

Non meno importanti sono i fattori legati allo stile di vita: una dieta ricca di grassi saturi, l’obesità, la mancanza di esercizio fisico sono alcune delle caratteristiche e delle abitudini poco salubri, sempre più diffuse nel mondo occidentale, che possono favorire lo sviluppo e la crescita della malattia.

Non esiste una prevenzione primaria specifica per il tumore della prostata. Tuttavia esistono alcune utili regole comportamentali che si possono applicare facilmente nella vita quotidiana:

  • aumentare il consumo di frutta, verdura e cereali integrali;
  • ridurre quello di carne rossa e di cibi ricchi di grassi saturi;
  • mantenere il peso nella norma;
  • tenersi in forma facendo attività fisica per almeno mezz’ora al giorno (es. camminata a passo sostenuto).

La prevenzione secondaria consiste nel rivolgersi al medico ed eventualmente sottoporsi a una visita urologica annuale, se si ha familiarità con la malattia o se sono presenti sintomi urinari.

Diagnosi

Nella maggioranza dei casi, la diagnosi di tumore della prostata si affida agli esami di screening. Il medico può raccomandare anche esami specialistici a causa di sintomi indicativi di un disturbo alla prostata. Gli esami comprendono:

  • esplorazione rettale: palpazione della parete posteriore della ghiandola prostatica;
  • esame del PSA (antigene prostatico specifico): prelievo di sangue per verificare il livello ematico di PSA, una sostanza prodotta dalla ghiandola prostatica che serve a fluidificare il liquido seminale. L’interpretazione del risultato dell’esame del PSA deve essere sempre messa in relazione con l’età e la storia clinica dell’individuo, la familiarità e l’esposizione a eventuali fattori di rischio;
  • ecografia transrettale (TRUS): tecnica di diagnostica per immagini che permette di misurare le dimensioni della prostata;
  • biopsia prostatica: prelievo di alcuni campioni di cellule dalla prostata nel caso di sospetto clinico (palpatorio) o biochimico (PSA elevato) per identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico.

Se vengono rilevate cellule neoplastiche, possono rendersi necessari esami radiologici coma la Tomografia computerizzata (TC), la scintigrafia ossea, la Risonanza magnetica (RM) e la PET/CT.

Cure e trattamenti presso il CRO

Il trattamento del tumore della prostata contraddistingue da sempre il nostro Istituto. Dai primi anni Novanta è attivo un gruppo multidisciplinare che nel 2018 ha preso il nome di Prostate Cancer Unit (PCU), frutto della collaborazione tra il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e l’Urologia dell’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone. Ulteriori relazioni indispensabili per la completa e corretta gestione del paziente vedono coinvolte l’Urologia dell’Ospedale Policlinico S. Giorgio di Pordenone e tutte le urologie del Nord-Est.

Oggi sono disponibili diversi tipi di trattamento per il tumore della prostata ciascuno dei quali presenta benefici ed effetti collaterali specifici. Solo un’attenta analisi delle caratteristiche del paziente (età, condizioni generali, comorbidità) e della malattia (tipo, livello di rischio) può permettere al team multidisciplinare di suggerire e consigliare la strategia terapeutica più adatta.

In alcuni casi è possibile proporre al paziente una sorveglianza attiva, senza iniziare alcun tipo di terapia: si tratta di un attento monitoraggio del quadro mediante un esame rettale, il dosaggio del PSA, una Risonanza magnetica e biopsie a cadenze stabilite.

Il trattamento del tumore alla prostata prevede solitamente il ricorso alla chirurgia e alla radioterapia.

La prostatectomia radicale è la rimozione chirurgica dell’intera ghiandola prostatica ed eventualmente dei linfonodi della regione vicina alla malattia. Grazie ai notevoli miglioramenti degli strumenti e delle tecniche chirurgiche, l’intervento di rimozione della prostata può essere effettuato in diversi modi: prostatectomia radicale retropubica aperta, laparoscopia o laparoscopica robot-assistita.

La radioterapia rappresenta l’unico trattamento che può essere utilizzato in tutti gli stadi della malattia, dalle forme tumorali localizzate (con alte possibilità di guarigione) a quelle estese (in cui risulta fondamentale il controllo della sintomatologia). A seconda delle caratteristiche del tumore, la radioterapia viene spesso integrata a una terapia ormonale (deprivazione androginica) con lo scopo di ridurre il livello di testosterone e migliorare, nei casi a maggiore rischio, l’efficacia della sola radioterapia. Per i pazienti con tumore prostatico in stadio più avanzato e che presentano localizzazioni al di fuori della prostata, la deprivazione androginica diventa fondamentale e può, in alcuni casi, associarsi a terapie ormonali di nuova generazione, farmaci chemioterapici, immunoterapici o radiometabolici.

Al Centro di Riferimento Oncologico vengono eseguiti trattamenti di radioterapia con tecnologie moderne, indirizzati a pazienti con malattia localizzata e avanzata. I trattamenti curativi prevedono l’utilizzo di acceleratori lineari che consentono di garantire la precisa irradiazione della ghiandola prostatica. I trattamenti vengono erogati in modalità ipofrazionata che prevede un numero inferiore di sedute rispetto agli schemi standard: ciò permette un minore numero di accessi del paziente all’Istituto e un miglioramento del tempo medio di attesa.

La radioterapia viene proposta ed erogata anche nei casi di recidiva dopo intervento chirurgico (radioterapia postoperatoria), in fasi avanzate di malattia per la gestione dei sintomi e con intento palliativo.

Di recente introduzione è la radioterapia stereotassica, in cui un’elevata dose di radiazioni viene concentrata in 5 sedute con l’inserimento di reperi intraprostatici e l’utilizzo di uno speciale gel d’acqua a protezione del retto. La radioterapia stereotassica viene effettuata anche per il trattamento delle localizzazioni extraprostatiche di malattia.

Dal punto di vista farmacologico vengono prescritte e gestite le terapie di deprivazione androgenica e i farmaci chemioterapici utilizzabili nei quadri diffusi di malattia (Docetaxel e Cabazitaxel). Nella malattia resistente alla terapia ormonale di prima linea vengono prescritti farmaci di ultima generazione (Abiraterone, Enzalutamide, Apalutamide e Darolutamide), spesso associati ad agenti protettivi dell’osso (Acido Zoledronico e Denosumab).

È inoltre possibile sottoporre i pazienti con malattia avanzata ossea a trattamento radiometabolico (con Ra-223) eseguito in regime di ricovero presso un’area prettamente dedicata.