Diagnosi precoce e nuove terapie per il mesotelioma
CRO capofila di un innovativo studio finanziato con un milione di euro dalla Regione. Riccardi: "Ricerca, sanità, associazioni e impresa insieme per dare nuove speranze di diagnosi e cura"
Il mesotelioma pleurico è un tumore raro ma altamente aggressivo che si sviluppa nella cavità toracica ed è strettamente correlato all’esposizione a fibre di amianto. Nonostante il divieto di produzione e uso dell’asbesto in Italia risalga al 1992, questa neoplasia continua a rappresentare una priorità di salute pubblica, in virtù del lunghissimo periodo di latenza che intercorre tra il contatto con polvere e fibre di amianto e l’insorgenza della malattia, spesso superiore ai 40 anni.
A oggi non esistono terapie risolutive e la sopravvivenza media dopo la diagnosi rimane di circa 12 mesi. A questo si aggiunge l’assenza di biomarcatori validati, ovvero di molecole che consentano d’identificare precocemente i soggetti a rischio tra gli ex esposti all’amianto, ostacolando l’adozione di strategie di medicina preventiva, predittiva e personalizzata.
Partendo da questi dati, la Regione Friuli Venezia Giulia ha deciso di finanziare con un milione di euro lo Studio clinico sui pazienti affetti da mesotelioma pleurico e lavoratori ex-esposti all’amianto in FVG, che vede come capofila il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, con il coordinamento della dottoressa Alessandra Bearz, responsabile della struttura Tumori del polmone e della pleura.
Il progetto nasce da una collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara, in particolare con i gruppi di lavoro guidati dal professor Paolo Pinton (Dipartimento di Scienze Mediche) e dall’eminente studioso Mauro Tognon. Di particolare importanza, poi, è stato il contributo della Sezione ANMIL FVG (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) che ha avuto un ruolo trainante nella promozione del progetto. Su questo nucleo centrale è stata poi costruita una task force regionale - della quale fanno parte i professionisti di ASFO (Azienda sanitaria Friuli Occidentale), ASUFC (Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale) e ASUGI (Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina), dell’Università di Trieste e Udine, della Commissione regionale amianto FVG - Centro Ricerca e Cura del Mesotelioma Pleurico e dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
Due gli obiettivi principali: da un lato, offrire nuove opportunità terapeutiche ai pazienti e, dall’altro, sviluppare strumenti di diagnosi precoce e di predizione del rischio nei soggetti esposti all’amianto.
Le terapie attualmente disponibili (basate su chemioterapia e immunoterapia), infatti, garantiscono solo benefici limitati e transitori. È, quindi, necessario sperimentare protocolli innovativi, in grado di potenziare l’efficacia dei trattamenti standard e superare la resistenza farmacologica delle cellule tumorali.
Inoltre, come ricordato, il mesotelioma pleurico si caratterizza per una progressione silente e un lungo periodo asintomatico. Il progetto mira alla validazione clinica di biomarcatori predittivi già individuati in studi preliminari. Questi strumenti diagnostici consentirebbero di eseguire screening periodici a basso costo su popolazioni ad alto rischio, per identificare precocemente i soggetti predisposti tra gli ex esposti all’amianto e avviare interventi terapeutici tempestivi, con maggiori possibilità di successo.
LA PRESENTAZIONE. "È un progetto di ricerca importante che nasce dalla volontà della Regione, a partire dal presidente Massimiliano Fedriga, ed è frutto delle scelte compiute in questi anni anche sul fronte dell'oncologia. Parliamo di uno studio sul mesotelioma pleurico, un tumore per il quale ancora oggi non esiste una cura e che purtroppo è particolarmente diffuso anche nella nostra terra. Per questo abbiamo deciso di investire con convinzione in un percorso che punta sulla diagnosi precoce, sulla ricerca clinica innovativa e sulla costruzione di nuove opportunità terapeutiche", ha dichiarato l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi al Campus del CRO di Aviano.
Nel corso della presentazione, sono intervenuti anche il direttore generale del CRO Giuseppe Tonutti, il direttore scientifico Gustavo Baldassarre, la dottoressa Alessandra Bearz, il professor Paolo Pinton e Fernando Della Ricca, presidente regionale ANMIL.
"Credo - ha sottolineato Riccardi - che, dal punto di vista metodologico, questo studio abbia un approccio non comune perché mette insieme non soltanto i ricercatori, le strutture scientifiche e il sistema sanitario regionale, ma anche le associazioni come Anmil Fvg e una grande realtà industriale come Fincantieri. Questo dimostra la volontà di costruire un lavoro realmente multidisciplinare e aperto, capace di tenere insieme competenze scientifiche, sociali e istituzionali".
"Questa è una scelta strutturale che abbiamo costruito negli anni - ha aggiunto l'assessore - attraverso investimenti importanti, il nuovo Piano oncologico regionale e le politiche di stabilizzazione dei ricercatori. Oggi abbiamo avuto la conferma, anche da autorevoli esponenti del mondo scientifico nazionale, che senza queste scelte probabilmente molte competenze sarebbero andate altrove e progetti come questo non avrebbero potuto svilupparsi qui".
Riccardi ha, quindi, espresso "gratitudine a tutti i protagonisti di questo percorso", sottolineando come il progetto rappresenti "la conclusione di una prima fase che apre ora alla ricerca clinica applicata".
"Credo che anche questa sia la missione della politica - ha concluso l'assessore -: affrontare la complessità e creare le condizioni affinché la ricerca, la sanità e il territorio possano lavorare insieme per risultati concreti. Il Friuli Venezia Giulia vuole proporsi come modello nella gestione integrata del rischio amianto e nella ricerca sul mesotelioma, con un approccio multidisciplinare che mette al centro le persone, la prevenzione, la diagnosi precoce e la speranza di nuove cure".