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16 febbraio 2017

Individuata una "firma molecolare" per identificare i pazienti a rischio recidiva

firma molecolare

Individuare le alterazioni chiave per poter stabilire quali pazienti avranno più alta probabilità di recidiva: questo il principale obiettivo di un importante lavoro del gruppo di ricerca traslazionale sui tumori del testa-collo dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, pubblicato sull'importante rivista scientifica Clinical Cancer Research, edita dall’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (AACR).

 «In questi pazienti la formazione di recidive – descrive Gustavo Baldassarre, responsabile dell’Oncologia Molecolare del CRO, coordinatore del team multidisciplinare con l’otorinolaringoiatra Luigi Barzan e il radioterapista Giovanni Franchin - è un fattore prognostico negativo e spesso, in caso di recidiva, non sono disponibili cure efficaci. A tale scopo, grazie agli sforzi congiunti delle Unità di Oncologia Molecolare, Otorinolaringoiatria, Radioterapia, Epidemiologia, Anatomia Patologica, Oncologia Medica e Onco-Ematologia del CRO di Aviano e dell'Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, in collaborazione con L'Ohio State University e l'Università La Sapienza di Roma, sono stati analizzati i tumori di un centinaio di pazienti, ciò ha permesso ai ricercatori di identificare una firma molecolare di recidiva. I risultati – ha aggiunto Baldassarre – potrebbero permettere di individuare più precocemente i tumori ad alto rischio, riservando ai pazienti trattamenti più aggressivi, evitabili invece a quelli a rischio inferiore».
 
La collaborazione con il gruppo  bioinformatica diretto da Igor Jurisica del Princess Margaret Hospital di Toronto, ha inoltre consentito di individuare e studiare le vie molecolari alterate in questi tumori, consentendo anche di ipotizzare, in futuro, l’utilizzo di tali scoperte per nuovi approcci terapeutici mirati, volti a prevenire la formazione di recidive.
 
Baldassarre ha sottolineato la natura collaborativa del lavoro «in cui ricercatori italiani, canadesi e statunitensi, con grande esperienza nel campo clinico e sperimentale, hanno messo a disposizione le proprie competenze, assai diverse tra loro e complementari, per il raggiungimento di un obiettivo comune. Sono fermamente convinto che lavorare in gruppi multidisciplinari rappresenti il futuro della ricerca oncologica e che solo attraverso la condivisione di conoscenze e competenze si potranno raggiungere risultati importanti nella lotta contro il cancro».
 
Un campo, quello della ricerca, che non può prescindere dal lavoro e dall’entusiasmo dei giovani. Una speciale menzione, nel caso di specie, va a Francesca Citron, che nell’ambito del suo percorso di dottorato di ricerca al CRO, in collaborazione con l’Università di Trieste, ha raccolto una parte significativa dei dati sperimentali dimostrando che l’utilizzo in combinazione di due farmaci a bersaglio molecolare (che se usati da soli non sono attivi contro questa malattia) previene la formazione di recidive in un modello murino.
 
Questo lavoro è stato possibile grazie ai finanziamenti dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e ai fondi per la ricerca donati al CRO di Aviano tramite il 5 per Mille. «Un dato che dimostra chiaramente – ha concluso Baldassarre – quanto la generosità degli italiani sia di fondamentale importanza per lo sviluppo della ricerca oncologica in Italia».


 
Nell’immagine allegata, da sinistra verso destra: Luigi Barzan, Giovanni Franchin, Sara D'Andrea, Gustavo Baldassarre, Francesca Citron ed Emanuela Vaccher
 
 
 
Ufficio Stampa
IRCCS CRO Aviano
Istituto Nazionale Tumori
Massimo Boni
news@cro.it
www.cro.it
+39.0434.659108

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ultima modifica: 22 febbraio 2017 Commenti / Suggerimenti