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23 novembre 2018

Radiochirurgia, un'arma in più per vincere i tumori

True Beam

Migliore accuratezza di trattamento rispetto al passato grazie a un sistema di imaging integrato che confronta in tempo reale il bersaglio da trattare con l’effettiva area di irradiazione: è una delle principali caratteristiche del nuovo acceleratore lineare di ultima generazione, True Beam, apparecchiatura utilizzata al CRO in ambito radioterapico e radiochirurgico stereotassico, tecniche ad alta accuratezza e complessità che utilizzano fasci di radiazioni che con precisione millimetrica si concentrano su tumori di piccole e medie dimensioni. Un ulteriore passo avanti nella dotazione dell’Istituto che, sin dal Duemila, come spiega Giovanni Franchin, Direttore della SOC di Radioterapia Oncologica «ha potuto contare sullo stato dell’arte dell’evoluzione tecnologica di settore».

L’apparecchiatura – del valore di circa 3 milioni di euro – consente altresì aggiustamenti del posizionamento del Paziente in remoto via computer grazie al lettino robotizzato a 6 gradi di libertà nonché l’abbattimento di almeno la metà del tempo di trattamento grazie all’erogazione di fasci Flattening Filter Free (FFF). Caratteristiche che, unite, rendono la radioterapia e la radiochirurgia stereotassica per i tumori cerebrali più precisa, confortevole ed accettata dal Paziente.

Sui tumori cerebrali è possibile somministrare un’elevata dose di radiazioni «risparmiando quasi completamente il tessuto cerebrale sano circostante – prosegue Mauro Arcicasa, responsabile Neoplasie Sistema Nervoso – grazie all’alto gradiente di dose che si crea tra volume bersaglio e i tessuti sani circostanti. Ciò permette di dimezzare sia la percentuale di dose in meno di 5 mm, sia la dose integrale. Sebbene il nome evochi la  chirurgia, la  radiochirurgia non comporta alcun intervento chirurgico effettivo. Infatti, le radiazioni erogate dall’esterno del paziente da apparecchiature di alta tecnologia – prosegue Arcicasa – danneggiano o distruggono il DNA delle cellule tumorali all’interno del paziente, impedendo loro di riprodursi. Entrambe sono due tecniche indolori che, pur erogando alte dosi in una o poche sedute, vengono eseguite in regime ambulatoriale».

In passato la terapia prevedeva l’impiego di sistemi di immobilizzazione/posizionamento del paziente rigidi e solidali alla testa del paziente, i frame stereotassici, che in taluni casi dovevano essere anche agganciati al cranio, risultando del tutto non confortevoli e a volte anche cruenti, allo scopo di permettere  la localizzazione accurata del bersaglio durante la terapia con i sistemi di imaging 2D di cui si disponeva allora.

«Gli attuali  sistemi di imaging, nel passato non disponibili, di cui i nuovi acceleratori lineari come True Beam sono equipaggiati – aggiunge Franchin –  consentono imaging 3D on line pre trattamento, quindi la verifica dettagliata e accurata del posizionamento del paziente e  la localizzazione accurata del bersaglio, e quindi   permettono di sostituire i vecchi e rigidi  frame stereotassici con una maschera termoplastica con morso, la quale  permette di fissare, in modo preciso e non cruento, la testa del paziente al lettino di trattamento, impedendo movimenti involontari, risultando, contemporaneamente, molto più confortevole».

 

Ufficio Stampa | IRCCS CRO Aviano

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ultima modifica: 23 novembre 2018 Commenti / Suggerimenti