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21 agosto 2020

Tumore al seno, studio conferma efficacia della radioterapia intraoperatoria

Samuele Massarut

Una singola seduta di radioterapia effettuata durante l’intervento per il tumore al seno ottiene a lungo termine risultati simili all’intero ciclo di radioterapia convenzionale dall’esterno effettuato a distanza di alcune settimane dall’intervento sia in termini di precisione che di sopravvivenza globale e di mortalità correlata, con una sensibile riduzione dei tempi di cura e importanti benefici fisici e psicologici per le pazienti. Inoltre, la mortalità per altre cause risulta significativamente inferiore nelle donne trattate con radioterapia intraoperatoria.

Sono questi i principali risultati di uno studio comparativo pubblicato sul British Medical Journal e condotto nell’arco di 12 anni su 2.298 donne di età superiore ai 45 anni dallo University College of London, in collaborazione con 32 centri oncologici distribuiti in 10 nazioni tra Europa, Australia, Stati Uniti d’America e Canada. Tra questi emerge la Breast Unit del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano diretta da Samuele Massarut, che ha contribuito alla ricerca con 310 casi, collocandosi al terzo posto per pazienti trattate secondo il protocollo Targit-A oggetto dello studio londinese condotto da Jayant Vaidya.

Il CRO di Aviano si è dotato fin dal 2002 (grazie alla donazione di una cordata di imprenditori trevigiani) dell’apparecchiatura Intra Beam su cui è basato lo studio presentato in questi giorni: si tratta di un acceleratore miniaturizzato che produce raggi X a basso dosaggio e che viene utilizzato per la radioterapia intraoperatoria. Si tratta di una metodologia ancora poco diffusa in Italia, dove al momento prevale la radioterapia intraoperatoria con elettroni, ma già consolidata all’estero. I primi studi clinici, già condotti in rete con lo University College of London, sono stati condotti nel decennio successivo dallo stesso Massarut e da Mario Roncadin, quest’ultimo recentemente sostituito per pensionamento da Lorenzo Vinante. La Breast Unit del CRO è una delle 18 unità di senologia italiane ad aver ottenuto la certificazione dell’European Society of Mastology (Eusoma) e riunisce in un unico team multidisciplinare tutte le specializzazioni coinvolte nella cura e nel trattamento del tumore al seno, per garantire standard di cura più elevati a favore delle pazienti.

«Il trattamento con singola dose di radioterapia intraoperatoria durante la chirurgia conservativa di alcuni casi selezionati di tumore mammario ha molti benefici», spiega Samuele Massarut, direttore della struttura di Chirurgia Oncologica del Seno al CRO di Aviano. «Consente innanzitutto maggiore precisione, limitando l’interessamento dei tessuti e degli organi adiacenti, in particolare polmone e cuore. Inoltre, unendo l’intervento al trattamento, consente di ridurre in modo considerevole i tempi delle cure, con vantaggi psicologici, fisici, estetici, logistici, economici e familiari per le pazienti. È un’opzione che dovrebbe essere disponibile nelle strutture sanitarie, anche perché consente una importante riduzione dei costi e delle liste d’attesa e sarebbe opportuno venisse discussa con le pazienti al momento della programmazione dell’intervento chirurgico.»

«Studi clinici randomizzati di migliaia di persone in ambito non farmacologico sono assai rari ma per questo ancora più preziosi», commenta la direttrice scientifica facente funzioni Silvia Franceschi. «I risultati di questo studio riguardano tumori della mammella relativamente piccoli nelle donne sopra i 45 anni, ma lo stesso gruppo di lavoro sta già conducendo un altro studio per verificare se la radioterapia intraoperatoria possa essere offerta, con altrettanto successo, anche alle donne più giovani o con tumori della mammella più avanzati.»

«Accogliamo con grande soddisfazione i risultati di questo studio, che confermano il nostro impegno nel promuovere più alti livelli di innovazione, ricerca e assistenza», dichiara la direttrice generale del Centro di Riferimento Oncologico Francesca Tosolini. «Quello della Breast Unit del CRO è un esempio di come l’intensa attività di ricerca clinica e traslazionale garantisca professionisti aggiornati, protocolli innovativi, utilizzo di tecnologie all’avanguardia e disponibilità di farmaci non utilizzabili al di fuori di studi clinici, nell’interesse ultimo dei pazienti.»

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ultima modifica: 23 agosto 2020 Commenti / Suggerimenti