| Donare sangue | |||||||||||||||||
| (a cura del dott. Alessandro Da Ponte del Servizio Immunotrasfusionale del Centro di Riferimento Oncologico, ultimo aggiornamento 13/03/2009) | |||||||||||||||||
|
Requisiti di legge
Viaggi
Fattori di rischio
Non avere avuto esposizioni a rischio per malattie trasmissibili come:
Durante le visite mediche effettuate in occasione della donazione ci
sentiamo spesso rivolgere alcune domande sui requisiti che bisogna avere
per poter diventare donatori e quali precauzioni prendere prima, durante e
dopo la donazione. Di seguito sono riportate le domande più frequenti che
vengono poste dai donatori durante il colloquio per l'idoneità.
Requisiti di legge Per potersi candidare alla prima donazione bisogna avere un’età compresa tra 18 e 60 anni.I donatori periodici possono donare fino a 65 anni.
Il peso corporeo del donatore deve essere uguale o superiore a 50 Kg. Tale limite di peso è legato al fatto che, per consentire la produzione di emocomponenti di quantità standard, la legge impone che il volume della donazione sia di 450 mL + il 10% con una sottrazione di un volume di sangue non superiore al 14% della massa circolante. Queste precauzioni sono necessarie per evitare reazioni dovute alla brusca diminuzione del volume di sangue nell’organismo, che possono portare anche alla perdita di conoscenza nel donatore. Per garantire sia la produzione di emocomponenti di quantità standard, sia la sicurezza del donatore, nei Paesi della Comunità Europea si è stabilito che il peso minimo del donatore deve essere di almeno 50 Kg.
La legge prevede che debbano trascorrere almeno 90 giorni fra una donazione di sangue e l’altra, e che le donne in età fertile possano donare non più di due volte l’anno. Il motivo di un così lungo intervallo tra due donazioni di sangue non è la ricostituzione del sangue bensì la ricostituzione delle scorte di ferro. Il volume di sangue sottratto con la donazione viene infatti ripristinato entro poche ore dalla donazione mediante una rapida ridistribuzione dell’acqua presente nell’organismo, mentre i globuli rossi vengono ricostituiti entro 3-4 settimane. Il ferro sottratto con la donazione viene rapidamente compensato dalle scorte tissutali di ferro, le quali però richiedono un periodo molto più lungo per essere ripristinate, a causa della limitata capacità di assorbimento del ferro da parte dell’intestino umano. Per alcuni tipi di donazione, quali la piastrinoaferesi, gli intervalli sono differenti: devono trascorrere almeno 30 giorni tra una donazione di sangue e una piastrinoaferesi e 14 giorni per la sequenza contraria.
Dipende dal farmaco. È impossibile fornire in questa sede un elenco completo di tutti i farmaci: pertanto si consiglia di chiedere personalmente ad un medico, anche telefonando, se si hanno dubbi in proposito. Semplificando possiamo affermare che: a) devono passare 15 giorni dall’ultima assunzione di un antibiotico prima di donare; b) l’assunzione di antistaminici non controindica la donazione; c) i farmaci antipertensivi devono essere assunti anche il giorno della donazione, tenendo presente che l’assunzione di beta-bloccanti è una controindicazione relativa alla donazione; d) l’assunzione occasionale di Aspirina o di altro farmaco contenente acido acetilsalicilico controindica la donazione di piastrine: devono trascorrere almeno 5 giorni dall’ultima assunzione prima di effettuare una piastrinoaferesi; e) anche gli anticoncezionali orali sono farmaci (!): è opportuno quindi informare il medico del loro uso, anche se in genere non controindicano la donazione.
Sono in genere sufficienti 72 ore di osservazione prima della donazione. Fanno eccezione le vaccinazioni con virus-vaccini vivi o attenuati (anti-febbre gialla, -morbillo, -parotite, -poliomielite) che richiedono 15 giorni, e l’anti-rosolia (28 giorni).
È sufficiente lasciar passare almeno 48 ore per le comuni cure odontoiatriche (otturazioni, ablazione del tartaro, cure ortodontiche). In caso di estrazioni dentarie bisogna lasciar passare almeno 7 giorni dall’estrazione ed eventualmente 15 giorni dall’ultima assunzione di antibiotici.
Gli interventi chirurgici maggiori, cioè con prognosi superiore ai sette giorni possono esporre il paziente al rischio di contrarre una infezione ospedaliera. È pertanto necessario sospendere le donazioni per 4 mesi: questa scelta è dovuta al fatto che, tra le malattie infettive trasmissibili, l’epatite è quella con il periodo d’incubazione maggiore, che può durare fino a molti mesi. Per gli accertamenti endoscopici (colonscopia, gastroscopia, rettosigmoidoscopia, artroscopia) è necessario sospendere le donazioni per 4 mesi mentre per gli interventi chirurgici minori, cioè con prognosi sino a 7 giorni, il rischio di infezione è minore e la sospensione è di 1 mese.
La gravidanza innesca complesse modificazioni che solo lentamente ritornano alla normalità dopo il parto. Per questo motivo, unitamente al fatto che durante la gravidanza e l’allattamento si realizza un grande consumo delle riserve di ferro, è necessario sospendere le donazioni per 1 anno. Anche l’aborto deve essere considerato a tutti gli effetti una gravidanza: in questo caso la legge prevede l’obbligo di attendere almeno 6 mesi prima di candidarsi alla donazione.
Viaggi Questo periodo di attesa è giustificato dal fatto che durante il soggiorno in Paesi tropicali è possibile contrarre malattie infettive, non comuni in Europa, con un prolungato periodo di incubazione e non evidenziabili dagli usuali test di laboratorio.
La malaria si può trasmettere attraverso la trasfusione di sangue. Non esistono attualmente test di laboratorio di comprovata efficacia, utilizzabili sui donatori di sangue, che permettano di identificare l’infezione da parassita della malaria. Per la legge la sospensione dalla donazione è di 6 mesi.
Fattori di rischio
È noto che queste pratiche non sono esenti dal rischio di infezioni virali specie se effettuate in ambulatori privi di efficaci controlli sanitari. Sono stati descritti casi di trasmissione di epatite o di altre malattie virali: pertanto, in ambito internazionale, è stato deciso di adottare una sospensione dalla donazione per 4 mesi nei soggetti sottoposti a queste procedure.
Con la trasfusione di sangue si possono trasmettere i virus dell’AIDS e dell’epatite B e C. Questo accade quando i test di screening, effettuati al momento della donazione, risultano negativi perché il donatore è ancora nella "fase finestra", ossia nel periodo immediatamente successivo al momento del contagio, quando ancora non sono comparsi anticorpi rilevabili ai test. L’esclusione è dovuta anche alla possibilità che, oltre alle malattie virali note, con la trasfusione vengano trasmessi altri virus per i quali non esistono test di screening. Il donatore periodico che è stato trasfuso ed ha eseguito periodicamente controlli che non hanno evidenziato indirettamente infezioni riferibili alla trasfusione (marcatori virali, transaminasi) può essere riammesso alla donazione dopo 4 mesi dalla trasfusione.
Esiste la possibilità che manifestazioni come l’ittero, escluso quello del neonato, siano la spia di malattie, come l’epatite a causa ignota, provocate da virus o agenti non identificabili con i test di laboratorio attualmente disponibili, ma trasmissibili con il sangue. Le epatiti di tipo B, anche se contratte in passato, controindicano in modo definitivo la donazione in quanto non è possibile escludere con certezza la concomitanza con altri virus dell’epatite. Per quanto riguarda l’epatite C, l’infezione è molto spesso cronica ed asintomatica, ed una reale guarigione non può mai essere documentata. La presenza di anticorpi contro il virus dell’epatite C coesiste frequentemente con la presenza del virus stesso, e controindica la donazione di sangue.
L’esclusione dalla donazione di sangue è definitiva in quanto la sifilide è una malattia trasmissibile con il sangue e con i rapporti sessuali ed è tipica delle persone che hanno avuto contatti con persone a rischio non solo per la sifilide ma anche per altre malattie sessualmente trasmesse.
In numerosi studi epidemiologici effettuati su coloro che fanno o hanno fatto uso di droghe maggiori è stata ampiamente dimostrata una aumentata incidenza di malattie trasmissibili. L’associazione tra droghe maggiori e aumentata incidenza di malattie trasmissibili è dovuta non solo a trasmissione diretta, come lo scambio di siringhe, ma anche ad altri fattori di rischio (rapporti sessuali a rischio, contatti con portatori). L’uso di droghe maggiori anche assunte non per via endovenosa controindica la donazione perché, come dimostrato in alcuni studi recenti, queste sostanze possono favorire comportamenti che espongono il donatore al rischio di contrarre malattie infettive. Inoltre numerosi studi hanno dimostrato un’incidenza più elevata d’infezione da virus dell’epatite C in soggetti che hanno fatto uso di cocaina per via inalatoria dovuta all’utilizzo di uno stesso inalatore per l’uso intranasale di cocaina.
Analogamente a quanto detto per le trasfusioni di sangue esiste una fase dell’infezione ("fase finestra") durante la quale non è possibile evidenziare lo stato di salute del portatore con i test di laboratorio di uso comune. I virus implicati non sono solo i virus dell’epatite e dell’AIDS: esiste la possibilità di trasmissione di altri virus non identificabili con i test di laboratorio oggi disponibili. Durante questa fase, di durata variabile e non sempre nota, è possibile trasmettere infezioni contratte con il rapporto sessuale con soggetti a loro volta portatori di malattie virali. |
|||||||||||||||||
| Torna su |
|||||||||||||||||